delle giornate NO

Mi sento tanto la voce fuori campo di  Grey’s Anatomy che recita il monologo a fine puntata, esordendo con la sua saggezza in pillole.

 

Una giornata “no”. Capita. A me spesso, troppo. Diciamo, quasi sempre. A volte penso che alcune giornate siano tali a prescindere e che non ci possa essere nulla in grado di modificarne l’andamento. In contrapposizione, ci sono le giornate belle a prescindere (viste solo qualche volta nella mia vita) . Una spiacevole notizia, un risveglio traumatico, un litigio di buon mattino… sono tutti aspetti che, molte volte, condizionano di conseguenza tutte le 24 h rendendo la giornata cupa ed uggiosa, anche se magari fuori splende il sole e ci sono 40 gradi. Altre volte, sembra che tutti gli eventi catastrofici si assemblino e si scaraventino su di te proprio in quel giorno. Tutti. Facendoti arrivare addirittura a pensare che non ti potrebbe accadere mai nulla di peggio di quello che ti sta accadendo adesso. E sopporti. E ti arrabbi. E pensi : “ma perché tutte a me? Che male ho fatto per meritare questo”? . Dicono che per vedere l’arcobaleno bisogni sopportare la pioggia ma, a volte, i temporali durano troppo e sembrano non finire mai. Lo aspettiamo tutti, l’arcobaleno, ma è il vivere durante una tempesta troppo prolungata che sembra superare i limiti della sopportazione che non tolleriamo.Sembra che bruciamo il nostro tempo vivendo durante la tempesta, anzi, cercando di sopravvivere ad essa, perché, delle volte, è così turbolenta che molti non riescono a superare il momento dell’acquazzone maggiore. Succede anche questo. L’essere umano è fragile e ha una soglia del dolore limitata che, una volta superata, lo frantuma in tanti pezzetti impossibili da ricomporre. Non per tutti c’è sempre una seconda possibilità. Bisogna accettare anche questo. C’è poi chi dice sempre di non farcela a superare la tempesta ma non molla mai. Provo grande ammirazione per chi non si abbatte e non si lascia inghiottire dal tornado, che sia di sentimenti, di avvenimenti… ma resiste. Ma fino a che punto si può resistere? C’è davvero chi ha una soglia illimitata di sopportazione?

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